Questo articolo ha una media di giudizio:


  Articolo redatto da:
  Avv. Massimo Zizzari



Marchi Distinti: Termini uguali possono confondere il consumatore?

31/05/2018 - Cassazione civile sez. I - 06/04/2018 n. 8577

Criteri per valutare la confondibilità del marchio

Il tema della confondibilità fra segni distintivi (marchi) è stato
oggetto di una recente pronuncia della Suprema Corte la quale ha
chiarito che la presenza di termini uguali all'interno di marchi
distinti, non è idonea di per sé a generare confusione nel
consumatore, dovendosi verificare in concreto la possibilità che tale
termine confonda, di fatto, lo stesso consumatore. Tale decisione
conferma l’orientamento giurisprudenziale pressoché costante in ordine
alla attività valutativa sulla confondibilità che, come noto, deve
compiersi in via globale e sintetica, avendo riguardo all'insieme dei
loro elementi salienti grafici, visivi e fonetici, nonché di quelli
concettuali o semantici, ove esistenti (Cass. civ., sez. I,
27/05/2016, n. 11031) assumendo, per quanto possibile, la stessa
posizione valutativa del consumatore medio del genere di prodotti al
quale il marchio è associato (Cass. civ., sez. I, 02/02/2015, n.
1861). Di seguito si riporta il testo integrale della sentenza.

MARCHIO E ALTRI SEGNI DISTINTIVI - CONTRAFFAZIONE E IMITAZIONE - CONFUSIONE


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