Questo articolo ha una media di giudizio:


  Articolo redatto da:
  Avv. Giorgio  Lombardi



le tabelle del risarcimento del danno

12/06/2018 - tribunale di milano 2018


Il Tribunale di Milano ha varato le nuove “Tabelle per la liquidazione del danno non patrimoniale derivante da lesione alla integrità psico-fisica e dalla perdita/grave lesione del rapporto parentale“, meglio note come Tabelle di Milano Tabelle Milanesi.



Le Tabelle di Milano contengono i parametri più utilizzati per quantificare il risarcimento che spetta a chi ha subito un danno non patrimoniale risarcibile.



Parametri che costituiscono un punto di riferimento per quantificare la domanda risarcitoria, sia in sede stragiudiziale che giudiziale.



Le Tabelle sono ideate  affinché i Giudici possano avere un parametro di riferimento ed adottare un criterio economico per condannare il responsabile del danno al pagamento di una somma risarcitoria.



Tali parametri sono un punto di riferimento anche per gli avvocati esperti in responsabilità civile e per i liquidatori delle compagnie assicurative.



Tali tabelle si applicano nei casi in cui il danno non dipenda dalla circolazione stradale (per esempio in caso di infortuni sul lavoro) e nei casi in cui, pur dipendendo dalla circolazione stradale, le lesioni siano di grave entità.



In tali casi, che si tratti della trattativa per il risarcimento in via stragiudiziale tra l’avvocato e il liquidatore di turno, o della sentenza del Giudice, i parametri adottati per la quantificazione del danno sono mutuati dalle Tabelle di Milano.



* * *



Le nuove Tabelle 2018 del Tribunale di Milano hanno innanzitutto la funzione di aggiornare in termini di rivalutazione gli importi già presenti nelle precedenti Tabelle del 2014.



In questo caso, inoltre, le nuove Tabelle Milanesi recepiscono anche quattro nuove voci di danno non patrimoniale che la giurisprudenza da qualche tempo riconosce.



Le nuove voci di danno previste dalle nuove Tabelle di Milano sono:




  1. il danno da “premorienza”;


  2. il danno cd. “terminale”;


  3. il danno da diffamazione a mezzo stampa;


  4. il danno ex art. 96 c.p.c., ossia il danno causato da cd. “lite temeraria”, da chi abbia agito o si sia difeso in un giudizio civile con mala fede o colpa grave.



Il danno da “premorienza” o “danno biologico intermittente”



Il danno da “premorienza”, anche detto “danno biologico intermittente”, si verifica quando il danneggiato muore prima che gli sia stato risarcito il danno, per cause del tutto indipendenti.



La morte del danneggiato fa venir meno il presupposto sulla base del quale viene calcolato il risarcimento del danno biologico permanente.



Il risarcimento del danno biologico, infatti, si basa proprio sulla presunzione che la persona lesa si troverà a convivere con gli esiti del danno subito per il resto della propria vita.



In quest’ottica, a parità di danno, più la persona è giovane, più è alto il risarcimento.



Per anni si è discusso se e in che misura il risarcimento del danno da premorienza potesse essere preteso dagli eredi.



Negli ultimi anni i Giudici hanno sempre più spesso riconosciuto il diritto al risarcimento di tale danno.



Si è quindi aperta una diatriba in ordine alla quantificazione del danno, che ora il Tribunale di Milano sembra risolvere con le nuove Tabelle 2018.



Il criterio scelto dalle Tabelle di Milano prescinde dall’età del danneggiato e si poggia invece sull’idea che la sofferenza del danneggiato sia stata più elevata nei primi anni immediatamente successivi, per andare diminuendo negli anni successivi.



 Il danno “terminale”



Il danno cd. “terminale” è il danno che la vittima di lesioni mortali soffre quando la morte non sia immediata, ma avvenga dopo un apprezzabile lasso di tempo dal verificarsi del danno.



Il danno della vittima per l’agonia che precede la morte è riconosciuto da tempo dai Giudici, che lo liquidavano nei modi più disparati.



Le Tabelle di Milano tentano quindi di portare ordine ed uniformità, rendendo certo e predeterminabile tale danno.



Un buon uso di tali tabelle potrà anche agevolare la liquidazione del danno “terminale” in via stragiudiziale, sgravando i Tribunali del relativo contenzioso.



Il Tribunale di Milano riassume nelle proprie tabelle i seguenti criteri:




  1. Unitarietà del “danno terminale”: ricomprende ogni voce di danno biologico temporaneo risarcibile;


  2. Durata limitata: oltre un numero massimo di 100 giorni si ritiene che il danno risarcibile torni ad essere il danno biologico permanente ordinario che si sommerà all’ordinario danno biologico temporaneo;


  3. Coscienza: la vittima deve essere cosciente e consapevole dell’essere in fine della propria vita;


  4. Intensità decrescente e metodo tabellare: poiché pare scientificamente provato che il danno tenda a decrescere con il passare del tempo, il risarcimento avviene con metodo tabellare che assegna un risarcimento decrescente dal primo all’ultimo giorno di agonia;


  5. Personalizzazione: dal quarto giorno la valutazione giornaliera del danno può essere personalizzata in relazione alle circostanze del caso sino ad un aumento massimo del 50%;


  6. Valori convenzionali: le tabelle tengono conto dei parametri già adottati dai Giudici, distinguendo il danno terminale da quanto liquidato in caso di morte immediata.



Il danno da diffamazione a mezzo stampa



Dopo aver esaminato 89 sentenze emesse dai Tribunali di Milano, Roma e di altre città distribuite tra nord, centro e sud Italia, le Tabelle di Milano tentano di uniformare la quantificazione del risarcimento dovuto alla vittima del reato di diffamazione a mezzo stampa.



La notorietà del diffamante e le cariche pubbliche o professionali ricoperte dal diffamato, oltre alla natura e la reiterazione della condotta, al mezzo usato ed alla risonanza mediatica creata sono alcuni dei criteri scelti per determinare l’entità del risarcimento.



Sulla base di tali criteri sono stati varati i seguenti parametri:




  1. Tenue gravità della diffamazione: danno liquidabile da Euro 1.000 ad Euro 10.000;


  2. Modesta gravità della diffamazione: danno liquidabile da Euro 11.000 ad Euro 20.000;


  3. Media gravità della diffamazione: danno liquidabile da Euro 21.000 ad Euro 30.000;


  4. Elevata gravità della diffamazione: danno liquidabile da Euro 31.000 ad Euro 50.000;


  5. Eccezionale gravità della diffamazione: danno liquidabile in importo superiore Euro 50.000.



Il danno da “lite temeraria”



La cd. “lite temeraria” è definita dall’art. 96 del codice di procedura civile come “Responsabilità aggravata”.



Secondo la norma, se risulta che la parte che ha perso che ha perso la causa ha agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave, il giudice, su richiesta dell’altra parte, condanna, oltre che alle spese del giudizio, anche al risarcimento dei danni che liquida in sentenza.



Secondo le Tabelle di Milano, il danno viene liquidato sostanzialmente utilizzando i medesimi criteri usati dal giudice per la liquidazione del compenso.



Salvo che in quest’ultimo caso , le novità introdotte dalle nuove Tabelle milanesi serviranno verosimilmente anche a ridurre i contenziosi.



Sino ad oggi, infatti, in assenza di parametri riconosciuti, chi vantava il diritto al risarcimento di un danno da “premorienza” o “terminale” doveva rivolgersi ad un Tribunale per ottenerne riconoscimento e quantificazione.



Parametri certi ed univoci aiutano e favoriscono la trattazione del danno anche in via stragiudiziale, senza cioè che sia necessario ricorrere ad un giudice.



La trattazione del risarcimento da parte dell’avvocato esperto nella trattazione dei danni gravi dovrebbe essere quindi ulteriormente favorita.



Il risarcimento del danno grave in via stragiudiziale potrà ora essere perseguita anche per le voci di danno che richiedevano in precedenza la quantificazione del Giudice.



* * *



LA Corte d'Appello, Roma, sez. III civile, sentenza 21/12/2016 n° 7200 ha confermato il principio introdotto dalla Suprema Corte di Cassazione per la liquidazione del danno biologico, in riferimento al fatto che i giudici di merito devono attenersi alle tabelle milanesi (Cass. 12408/2011Cass. 20895/2015).



Il tribunale di Roma, tuttavia. ha sempre predisposto delle personali tabelle, rifiutandosi spesso di applicare le tabelle Milanesi.



Con una pronuncia innovativa nel panorama giurisprudenziale romano, la Corte D’appello si è uniformata alle decisioni della Cassazione, affermando la necessaria applicazione delle tabelle Milanesi anche ai giudizi promossi davanti al Tribunale di Roma.



In esito al giudizio di primo grado – promosso da un pedone investito sulle strisce pedonali per ottenere il pagamento della maggior somma non liquidata stragiudizialmente dall’assicurazione - il Tribunale di Roma aveva liquidato il danno residuo (ovverossia quello ulteriore rispetto a quanto pagato spontaneamente in sede stragiudiziale) sulla base delle tabelle romane, nonostante che nel corso del giudizio l’attrice avesse fatto richiesta di applicazione delle tabelle di Milano, peraltro depositate in atti (requisito questo necessario ed imprescindibile, secondo la Suprema Corte, per poter ottenere la liquidazione del danno con i parametri delle tabelle milanesi).  



La motivazione adottata dal Tribunale di Roma, circa l’applicazione delle locali tabelle era testualmente la seguente: “il Tribunale, in attesa del consolidarsi della giurisprudenza di legittimità sul punto, reputa adeguato a perseguire lo scopo indicato, liquidare il danno accertato sulla base delle tabelle elaborate dal Tribunale di Roma, adottate peraltro anche da altri tribunali italiani trattandosi di parametri desunti dalla media delle pronunce emesse dai giudici del Tribunale con maggior carico di affari e che tratta circa il 20% del contenzioso in materia di responsabilità civile, tabelle che peraltro sono più aderenti ai principi di personalizzazione del danno morale e alla esigenza di distinta valutazione delle singole voci di danno, in accordo con la più recente giurisprudenza di legittimità”.



Tuttavia dobbiamo rilevare che in data 27/05/2016 il Tribunale di Roma ha approvato le nuove tabelle 2016 per la liquidazione del danno.



Nel verbale di approvazione si legge testualmente che il Tribunale di Roma:




  • è a conoscenza non solo dell’orientamento espresso ripetutamente dalla Suprema Corte di Cassazione riguardo la necessità di applicare le Tabelle Milanesi;


  • ma è anche a conoscenza dell’esistenza di ben due proposte di legge (l’una in discussione alla Commissione Giustizia – C1063 Bonafede e l’altra contenuta nella legge sulla Concorrenza approvata dalla Camera ed attualmente al vaglio del Senato) che prevedono entrambe “l’applicazione del c.d. punto pesante delle Tabelle del Tribunale di Milano” su base nazionale;


  • è a conoscenza anche del fatto che “il Giudice di Pace di Roma applica le tabelle di Milano” - ed ammette che, ciononostante, la motivazione adottata dal Tribunale capitolino “è ormai standardizzata” sulla persistente applicazione delle Tabelle Romane.



Il fatto che esistano ben due proposte di legge per la nazionalizzazione del punto milanese, e che la Suprema Corte si sia ripetutamente pronunciata in tal senso e continui a farlo tutt’oggi, e che nello stesso territorio romano il Giudice di Pace ed il Tribunale applichino criteri diversi, ha indotto la Corte d’Appello a confermare il suo unico precedente in termini (C.d.A. Roma n. 36/2014) imponendo al Tribunale di Roma l’abbandono delle “standardizzazioni” utilizzate nelle proprie motivazioni, uniformandosi alle stringenti motivazioni della Corte di Cassazione.



Con la sentenza n. 7200/16 della Corte d’Appello di Roma verte sulla quantificazione del danno da sinistro stradale e si pone come precedente decisamente e finalmente innovativo per il foro romano.



E’ ormai noto che la Suprema Corte di Cassazione – ormai dal 2011 - ha ripetutamente confermato che “nella liquidazione del danno biologico, l’adozione della regola equitativa ex art 1226 c.c. deve garantire sia una adeguata valutazione delle circostanze del caso concreto, sia l’uniformità di giudizio a fronte di casi analoghi, essendo intollerabile e non rispondente ad equità che danni identici possano essere liquidati in misura diversa sol perché esaminati da differenti Uffici Giudiziari. Garantisce tale uniformità di trattamento il riferimento al criterio di liquidazione predisposto dal Tribunale di Milano, essendo esso già ampiamente diffuso sul territorio nazionale – e al quale la S.C. in applicazione dell’art 3 Cost. riconosce la valenza di parametro di conformità della valutazione equitativa del danno biologico alle disposizioni di cui agli artt. 1226 e 2056 c.c. – salvo che non sussistano in concreto circostanze idonee a giustificarne l’abbandono” (Così Cass. n. 12408/2011Cass. n. 14402/11Cass. n. 19376/2012; Cass. n. 4447/2014).



Tale principio è stato riconfermato anche dalle successive sentenze della Suprema Corte fino ad oggi (in tal senso si vedano ex multisCass. n. 10263/2015Cass. n. 20895/15Cass. n. 2167/16; Cass. n. 4025/16 ; Cass. n. 8045/16; Cass 9367/16; Cass. n. 9556/16) nonché recepito dalla Corte d’Appello di Roma in un unico precedente del 2014 (Cfr. C.d.A Roma n. 36/2014), ribadendo la "vocazione nazionale" delle Tabelle di Milano, in quanto recanti i parametri maggiormente idonei a consentire di tradurre il concetto dell'equità valutativa, e ad evitare (o quantomeno ridurre) ingiustificate disparità di trattamento che finiscano per profilarsi in termini di violazione dell'art. 3 Cost., comma 2, e sottolineano nuovamente come la mancata adozione delle Tabelle di Milano, integri violazione di norma di diritto censurabile con ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. “Per garantire non solo una adeguata valutazione delle circostanze del caso concreto, ma anche l'uniformità di giudizio a fronte di casi analoghi, tra i criteri in astratto adottabili deve ritenersi preferibile il riferimento al criterio di liquidazione predisposto dal Tribunale di Milano al quale la S.C., in applicazione dell'art. 3 Cost., riconosce la valenza, in linea generale, di parametro di conformità della valutazione equitativa del danno non patrimoniale alle disposizione di cui agli artt. 1226 e 2056 c.c., salvo che non sussistano in concreto circostanze idonee a giustificarne l'abbandono".



Con la sentenza in commento la Corte romana ha confermato il proprio unico precedente in termini, manifestamente aderendo al consolidato orientamento di legittimità.



Giorgio Lombardi 




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