Questo articolo ha una media di giudizio:


  Articolo redatto da:
  Avv. Giorgio  Lombardi



l'Amministratore di sostegno

12/06/2018 - piccolo vademecum per gli addetti e i non addetti ai lavori


          L’Amministratore di Sostegno



L'amministratore di sostegno  è un istituto dell'ordinamento giuridico italiano, disciplinato dal codice civile, la cui funzione è quella di affiancare il soggetto privo in tutto o in parte di autonomia, con la minore limitazione possibile della capacità di agire.



La figura è stata introdotta con la legge 9 gennaio 2004 n. 6.




I motivi della riforma




Con tale norma, il legislatore italiano ha radicalmente rivisto la materia delle limitazioni relative alla capacità di agire delle persone e, in luogo della già privilegiata tutela del patrimonio, della famiglia e dei creditori dei soggetti affetti da disabilità, ha stabilito, su un piano di ben più vasta portata sociale, che colui che, privo in tutto o in parte di autonomia per effetto di una infermità fisica o psichica, si trovi nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi, ha diritto di essere coadiuvato da un amministratore di sostegno nominato dal giudice tutelare che, sulla base delle concrete esigenze dell'ausilio, disporrà, per gli atti o per le categorie di atti per i quali si ravvisi l'opportunità del sostegno, la sostituzione ovvero la mera assistenza della persona che non sia in grado di darvi autonoma esecuzione.



La persona interessata designa l'amministratore di sostegno e il giudice ufficializza la nomina assegnando l'incarico all'amministratore di sostegno con atto pubblico a tutti gli effetti di legge. Ogni persona può designare più di un amministratore di sostegno, purché i soggetti indicati siano in subordine: l'indicazione deve quindi procedere in base a un ordine di priorità. La priorità serve a conferire l'incarico al secondo amministratore designato, nel caso di non disponibilità del primo, ovvero a stabilire una prevalenza nelle decisioni: in caso di divergenze, sarà prevalente la decisione del primo amministratore di sostegno rispetto a quello designato in subordine.



La nomina può avvenire anche tramite scrittura privata autenticata, anche se tale ipotesi è molto rara e dibattuta in ordine alla eventuale efficacia nei confronti di Enti o Istituti pubblici ( come meglio vedremo più avanti ).



Quando la nomina avviene con ricorso di terzi al giudice, è talvolta necessario munirsi di patrocinio con l'ausilio di un avvocato.



 In tale caso il ricorso può essere presentato da chiunque vi abbia interesse (parenti, conoscenti o servizi sociali) e deve essere depositato presso la cancelleria del tribunale nel cui circondario ha residenza il soggetto da amministrare[2].



Se occorre il patrocinio di un legale e in presenza dei requisiti reddituali, i non abbienti possono beneficiare anche per la presentazione del "ricorso per nomina di amministratore di sostegno" dell'assistenza tecnica di un avvocato con il patrocinio a spese dello stato.



Più che di una riforma, si è trattato di una vera e propria rivoluzione istituzionale come tale riconosciuta, nella sostanza, dalle corti superiori (Corte Costituzionale, 9 dicembre 2005, n. 440; Cassazione Civile, 12 giugno 2006, n. 13584; Cassazione Civile, del 2009, n. 9628), che ha confinato in uno spazio residuale gli ormai desueti istituti dell'interdizione e dell'inabilitazione.




Soggetti a cui spetta la tutela




Il nuovo art. 404 del codice civile, così come modificato dalla succitata normativa, ha introdotto nell'ordinamento italiano una misura alternativa alla pronuncia di interdizione e inabilitazione di cui può beneficiare una persona che a causa di un'infermità o per una menomazione fisica o psichica si trova nell'impossibilità, anche parziale o temporale, di provvedere ai propri interessi.[6] Tale menomazione non deve essere talmente grave da essere interdetto o inabilitato. Alcuni esempi di soggetti a cui può riferirsi l'applicazione di tale istituto sono alcuni tra questi indicati salvo altre figure:




  • soggetti disabili


  • alcolisti


  • tossico-dipendenti


  • soggetti colpiti da ictus cerebrale.



Scopo della legge è quello di coadiuvare tali persone mediante un amministratore che dia loro sostegno al fine di affrontare problemi concreti come: acquistare, vendere, affittare un appartamento o investire somme di denaro.



L'amministratore di sostegno è nominato dal giudice con decreto; il decreto deve indicare l'atto per il quale è richiesta l'assistenza dell'amministratore.




Soggetti che possono avviare il procedimento




La richiesta della nomina dell'amministratore di sostegno può essere fatta dallo stesso soggetto a cui si riferirebbe l'amministrazione, dal coniuge, dalla persona stabilmente convivente, dai parenti entro il quarto grado, dagli affini entro il secondo grado o dal pubblico ministero. Inoltre, ove a conoscenza di fatti tali da rendere opportuna l'apertura del procedimento di amministrazione di sostegno, i responsabili dei servizi sanitari e sociali direttamente impegnati nella cura e assistenza della persona (ad esempio gli assistenti sociali) sono tenuti a proporre al Giudice Tutelare ricorso per la nomina di amministratore di sostegno.[7]




Revoca




La nomina dell'amministratore di sostegno può essere revocata in ogni momento in cui vengano meno le condizioni che ne hanno generato la necessità. La decadenza della funzione non può però essere automatica, salvo che non si tratti di nomina a tempo determinato, e deve essere disposta dal giudice tutelare con apposito decreto a seguito di specifica istanza dell'interessato, del suo amministratore o degli altri soggetti interessati.



Sul sito del Ministero della Giustizia si legge:



L’amministratore di sostegno è una figura istituita per quelle persone che, per effetto di un’infermità o di una menomazione fisica o psichica, si trovano nell’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi.





Gli anziani e i disabili, ma anche gli alcolisti, i tossicodipendenti, le persone detenute, i malati terminali possono ottenere, anche in previsione di una propria eventuale futura incapacità, che il giudice tutelare nomini una persona che abbia cura della loro persona e del loro patrimonio.

Per richiedere l’amministrazione di sostegno si deve presentare un ricorso.

Il ricorso può essere proposto:




  • dallo stesso soggetto beneficiario, anche se minore, interdetto o inabilitato


  • dal coniuge


  • dalla persona stabilmente convivente


  • dai parenti entro il quarto grado


  • dagli affini entro il secondo grado


  • dal tutore o curatore


  • dal pubblico ministero



I responsabili dei servizi sanitari e sociali direttamente impegnati nella cura e assistenza della persona, se sono a conoscenza di fatti tali da rendere opportuna l’apertura del procedimento di amministrazione di sostegno, sono tenuti a proporre al giudice tutelare il ricorso o a fornirne comunque notizia al pubblico ministero.



Per la presentazione del ricorso non è necessaria l’assistenza di un avvocato.

L’amministratore di sostegno viene nominato con un decreto del giudice tutelare.



Il decreto di nomina dell’amministratore di sostegno deve contenere l’indicazione:




  • delle generalità della persona beneficiaria e dell’amministratore di sostegno


  • della durata dell’incarico, che può essere anche a tempo indeterminato


  • dell’oggetto dell’incarico e degli atti che l’amministratore di sostegno ha il potere di compiere in nome e per conto del beneficiario


  • degli atti che il beneficiario può compiere solo con l’assistenza dell’amministratore di sostegno


  • dei limiti, anche periodici, delle spese che l’amministratore di sostegno può sostenere con utilizzo delle somme di cui il beneficiario ha o può avere la disponibilità


  • della periodicità con cui l’amministratore di sostegno deve riferire al giudice circa l’attività svolta e le condizioni di vita personale e sociale del beneficiario.



La scelta dell’amministratore di sostegno avviene con esclusivo riguardo alla cura ed agli interessi della persona del beneficiario.



Nella scelta della persona da nominare amministratore di sostegno, il giudice tutelare preferisce, se possibile:




  • il coniuge che non sia separato legalmente


  • la persona stabilmente convivente


  • il padre, la madre


  • il figlio


  • il fratello o la sorella


  • il parente entro il quarto grado


  • il soggetto designato dal genitore superstite con testamento, atto pubblico o scrittura privata autenticata.



 Non possono ricoprire le funzioni di amministratore di sostegno gli operatori dei servizi pubblici o privati che hanno in cura o in carico il beneficiario.



* * *



Per poter procedere alla nomina di un amministratore di sostegno non è sufficiente che la persona sia incapace, ma occorre che vi sia un interesse attuale e concreto al compimento di atti per i quali è fondamentale l'amministratore di sostegno e che il soggetto interessato non sarebbe in grado di compiere da solo.



Il ricorso per la nomina dell'amministratore di sostegno può essere presentato senza l'obbligatoria assistenza tecnica di un avvocato.



Sul punto, così, si è pronunciata la Suprema Corte sancendo "il principio in base al quale il procedimento per la nomina dell'amministratore di sostegno, il quale si distingue, per natura, struttura e funzione, dalle procedure di interdizione e di inabilitazione, non richiede il ministero del difensore nelle ipotesi in cui l'emanando provvedimento debba limitarsi ad individuare specificamente i singoli atti, o categorie di atti, in relazione ai quali si richiede l'intervento dell'amministratore. Per contro, necessita la difesa tecnica laddove il decreto che il giudice ritenga di emettere incida sui diritti fondamentali della persona, attraverso la previsione di effetti, limitazioni o decadenze, analoghi a quelli previsti da disposizioni di legge per l'interdetto o l'inabilitato, per ciò stesso incontrando il limite del rispetto dei principi costituzionali in materia di diritto di difesa e del contraddittorio" (Cass. Civ. sentenza n. 25366/2006).



 



La domanda, che assume la forma del ricorso, va presentata direttamente al giudice tutelare del luogo dove il soggetto interessato vive abitualmente.



Sommessamente, si ritiene, che nei casi complicati anche dal punto di vista patrimoniale, o nel caso di ipotesi di opposizione di alcuni parenti o conviventi di fatto con il soggetto interessato, di ricorrere all’assistenza di un legale sin dai primi passi dell’avvio della procedura, per non incorrere, come spesso si verifica nella realtà, in errori e\o inadempienze che possano compromettere o rallentare l’iter dell’amministrazione del soggetto debole.  



Il giudice tutelare provvede, entro 60 giorni dalla data di presentazione dell'istanza – ricorso, alla nomina con decreto motivato immediatamente esecutivo. Il provvedimento di nomina deve contenere, ai sensi dell'art. 405 c.c., l'indicazione:



"1) delle generalità della persona beneficiaria e dell'amministratore di sostegno;



2) della durata dell'incarico, che può essere anche a tempo indeterminato;



3) dell'oggetto dell'incarico e degli atti che l'amministratore di sostegno ha il potere di compiere in nome e per conto del beneficiario;



4) degli atti che il beneficiario può compiere solo con l'assistenza dell'amministratore di sostegno;



5) dei limiti, anche periodici, delle spese che l'amministratore di sostegno può sostenere con utilizzo delle somme di cui il beneficiario ha o può avere la disponibilità;



6) della periodicità con cui l'amministratore di sostegno deve riferire al giudice circa l'attività svolta e le condizioni di vita personale e sociale del beneficiario".



La scelta dell'amministratore di sostegno



I criteri per la scelta della persona che dovrà ricoprire il ruolo di amministratore di sostegno sono contenuti nell'art. 408 c.c.:



"La scelta dell'amministratore di sostegno avviene con esclusivo riguardo alla cura ed agli interessi della persona del beneficiario. L'amministratore di sostegno può essere designato dallo stesso interessato, in previsione della propria eventuale futura incapacità, mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata. In mancanza, ovvero in presenza di gravi motivi, il giudice tutelare può designare con decreto motivato un amministratore di sostegno diverso. Nella scelta, il giudice tutelare preferisce, ove possibile, il coniuge che non sia separato legalmente, la persona stabilmente convivente, il padre, la madre, il figlio o il fratello o la sorella, il parente entro il quarto grado ovvero il soggetto designato dal genitore superstite con testamento, atto pubblico o scrittura privata autenticata […]".



E, ancora, dispone:



"Il giudice tutelare, quando ne ravvisa l'opportunità, e nel caso di designazione dell'interessato quando ricorrano gravi motivi, può chiamare all'incarico di amministratore di sostegno anche altra persona idonea, ovvero uno dei soggetti di cui al titolo II al cui legale rappresentante ovvero alla persona che questi ha la facoltà di delegare con atto depositato presso l'ufficio del giudice tutelare, competono tutti i doveri e tutte le facoltà previste nel presente capo".



Non tutti i soggetti possono ricoprire le funzioni di amministratore di sostegno.



Ai sensi dell'art. 408 c.c.: "Non possono ricoprire le funzioni di amministratore di sostegno gli operatori dei servizi pubblici o privati che hanno in cura o in carico il soggetto beneficiario".



Il genitore superstite è soggetto legittimato a designare al figlio l'amministratore di sostegno. 



Poteri e doveri dell'Amministratore di sostegno



Passiamo ora ad esaminare quali sono i poteri e doveri cui è tenuto l'amministratore di sostegno.



Le norme di riferimento sono l'art. 409 e l'art. 410 c.c. .



Ai sensi dell'art. 409 c.c.: "Il beneficiario conserva la capacità di agire per tutti gli atti che non richiedono la rappresentanza esclusiva o l'assistenza necessaria dell'amministratore di sostegno. Il beneficiario dell'amministrazione di sostegno può in ogni caso compiere gli atti necessari a soddisfare le esigenze della propria vita quotidiana".



I poteri



Dal tenore letterale della disposizione riportata si evince che gli atti che l'amministratore di sostegno può compiere in rappresentanza, ovvero in nome e per conto del beneficiario saranno preclusi al beneficiario dell'amministrazione di sostegno. In questa ipotesi distinguiamo tra:



1) atti di ordinaria amministrazione: (si pensi ad esempio acquisto di beni mobili) per il compimento dei quali l'amministratore non può agire senza la preventiva autorizzazione del giudice tutelare (a meno che il giudice nel decreto non abbia disposto diversamente);



2) atti di straordinaria amministrazione: (si pensi ad esempio alla compravendita di un bene immobile; agire in giudizio) per il compimento dei quali è necessaria l'autorizzazione, con decreto, dal giudice tutelare.



Gli atti che l'amministratore di sostegno può compiere in assistenza del beneficiario sono atti che si concludono solo con l'intervento sia del beneficiario, sia dell'amministratore di sostegno.



Gli atti che, invece, non sono riservati alla competenza esclusiva o parziale dell'amministratore di sostegno rimangono nella piena titolarità del beneficiario.



Il beneficiario, infatti, indipendentemente dalle prescrizioni contenute nel decreto di nomina, può in ogni caso compiere gli atti necessari a soddisfare le esigenze della propria vita quotidiana.



I doveri



Quanto ai doveri l'art. 410 c.c. stabilisce che, nello svolgimento delle sue funzioni, l'amministratore di sostegno deve rispettare una serie di doveri e precisamente:




  1. tener conto dei bisogni e delle aspirazioni del beneficiario;


  2. deve tempestivamente informare il beneficiario circa gli atti da compiere;


  3. deve informare il giudice tutelare in caso di dissenso con il beneficiario stesso;


  4. è tenuto, altresì, a continuare nello svolgimento dei suoi compiti per almeno dieci anni ad eccezione dei casi in cui tale incarico è rivestito dal coniuge, dal convivente, dagli ascendenti o dai discendenti.



Il nostro legislatore ha, altresì, previsto che l'amministratore di sostegno è tenuto periodicamente - annualmente, semestralmente… - in base alla cadenza temporale prescritta dal giudice tutelare alla presentazione al medesimo di una relazione che attesti l'attività svolta e descriva, dettagliatamente, le condizioni di vita personale e sociale del beneficiario e rendere il conto della propria gestione economica.



L'amministratore di sostegno, una volta nominato, presta giuramento di svolgere il proprio incarico con fedeltà e diligenza. Nello svolgimento delle sue funzioni deve tenere conto delle aspirazioni e dei bisogni del beneficiario e informarlo delle decisioni che intende prendere e, in caso di disaccordo, informarne il giudice tutelare.



Gli atti compiuti in violazione di legge dall'amministratore di sostegno o dal beneficiario



Secondo quanto dispone l'art. 412 c.c. "Gli atti compiuti dall'amministratore di sostegno in violazione di disposizioni di legge, od in eccesso rispetto all'oggetto dell'incarico o ai poteri conferitigli dal giudice, possono essere annullati su istanza dell'amministratore di sostegno, del pubblico ministero, del beneficiario o dei suoi eredi ed aventi causa.





Possono essere parimenti annullati su istanza dell'amministratore di sostegno, del beneficiario, o dei suoi eredi ed aventi causa, gli atti compiuti personalmente dal beneficiario in violazione delle disposizioni di legge o di quelle contenute nel decreto che istituisce l'amministrazione di sostegno".





Il termine di prescrizione per le azioni di annullamento è di 5 anni e decorre dal momento in cui è cessato lo stato di sottoposizione all'amministrazione di sostegno.



Cessazione e sostituzione dell'amministratore di sostegno



Il nostro legislatore all'art. 413 c.c. dispone che è possibile chiedere la cessazione o la sostituzione dell'amministratore di sostegno.



Ciò può accadere quando:




  1. lo stesso beneficiario, l'amministratore di sostegno, il pubblico ministero o alcuni dei soggetti indicati dall'art. 406 del codice civile, ritengono che si siano determinati i presupposti per la cessazione dell'amministrazione di sostegno, o per la sostituzione dell'amministratore


  2. quando questa si sia rivelata inidonea a realizzare la piena tutela del beneficiario



La richiesta deve essere motivata e va proposta con apposita istanza al giudice tutelare dal beneficiario, dall'amministratore di sostegno, dal Pm o dagli altri soggetti indicati dall'art. 406 c.c.. L'istanza va comunicata al beneficiario e all'amministratore di sostegno. Il giudice una volta acquisite tutte le necessarie informazioni e disposti i mezzi istruttori decide con decreto motivato.



Il compenso per l'amministratore di sostegno



L'incarico di amministratore di sostegno deve considerarsi gratuito ma, in alcuni casi, in presenza di patrimoni consistenti o con difficoltà di amministrazione, il giudice tutelare può riconoscere all'amministratore un equo indennizzo in relazione all'attività svolta.



Se l’amministratore di sostegno è un professionista, che ha svolto con impegno e diligenza l’attività, attivandosi per l’amministrazione dei beni anche attraverso la costituzione in giudizio o la proposizione di giudizi verso i terzi, avrà diritto ad un rimborso delle spese effettuate per l’attività ed al compenso che di norma è liquidato dal Giudice Tutelare secondo la consistenza del patrimonio dell’amministrato ( di fatto ogni Tribunale ha una sorta di tabella o uso consuetudinario  per riconoscere a seconda del valore il compenso dovuto).



Aspetti processuali



Il procedimento per la nomina dell'amministratore di sostegno è procedimento non contenzioso, assai celere ed informale e si conclude con decreto. 



Figura protagonista di tale procedimento è il Giudice Tutelare.



L'amministratore, difatti, viene nominato entro sessanta giorni dal deposito del ricorso dal giudice tutelare del luogo di residenza o domicilio del beneficiario.



Del contenuto del ricorso proposto ai sensi dell'art. 407 c.c. se ne è già parlato all’inizio.



Nucleo centrale del ricorso è, a parere di chi scrive, l'esposizione dettagliata delle ragioni che rendono necessaria la nomina dell'amministratore di sostegno.



Il ricorrente può sempre farsi assistere da un avvocato oppure, in alcuni casi, può partecipare da solo al giudizio.



Una volta depositato il ricorso presso la Cancelleria del Giudice Tutelare competente per territorio, il giudice fissa con decreto la data dell'udienza in cui "deve sentire personalmente la persona cui il procedimento si riferisce recandosi ove occorra, nel luogo in cui questa si trova e deve tenere conto compatibilmente con gli interessi e le esigenze di protezione della persona, dei bisogni e delle richieste di questa".



Il decreto contiene di solito l'indicazione dell'obbligo di notificare il ricorso e il decreto di fissazione dell'udienza al beneficiario, ai parenti entro il quarto grado e agli affini entro il secondo grado.



L'obbligo di notifica può gravare, a seconda della prassi impiegata dal tribunale di competenza, sulla parte ricorrente, oppure sulla Cancelleria del Giudice Tutelare.



Il giudice, dopo avere sentito il beneficiario, assunte le necessarie informazioni e sentiti, se lo ritiene necessario, i soggetti di cui all'art. 406 c.c. provvede sul ricorso emettendo un decreto motivato, entro 60 giorni dalla data deposito dell'istanza- ricorso.



La scelta, o meglio la decisione, viene presa in contraddittorio, tenendo conto degli interessi della persona, dei suoi bisogni e delle sue richieste. Nel decreto di nomina il giudice tutelare indica la durata dell'incarico; l'oggetto dell'incarico, gli atti di competenza del beneficiario, specificando quelli in cui il beneficiario necessita dell'assistenza dell'amministratore di sostegno e quelli che quest'ultimo deve compiere in nome e per conto del beneficiario, i limiti di spesa e le altre condizioni che l'amministratore di sostegno è tenuto a rispettare.



Al procedimento di nomina interviene sempre il Pubblico Ministero.



Il giudice tutelare può, se lo ritiene necessario, adottare provvedimenti d'urgenza e modificare i provvedimenti precedentemente emessi. Nell'ipotesi in cui ricorrano gravi motivi può, anche, disattendere l'indicazione sull'amministratore indicata dal beneficiario. Il ricorso che introduce la richiesta di nomina di un amministratore di sostegno deve spesso essere presentato con l'assistenza tecnica di un avvocato.



Ai sensi dell'articolo 405 c.c. ultimo comma "Il decreto di apertura dell'amministrazione di sostegno e il decreto di chiusura devono essere comunicati, entro dieci, all'ufficiale dello stato civile per le annotazioni in margine all'atto di nascita del beneficiario. Se la durata dell'incarico è a tempo determinato, le annotazioni devono essere cancellate alla scadenza del termine indicato nel decreto di apertura o in quello eventuale di proroga"



In presenza dei requisiti reddituali, si può sempre essere assistiti gratuitamente con il Patrocinio a spese dello Stato.



Per quanto riguarda i mezzi di impugnazione, l'art. 720 bis c.p.c. prevede che contro i decreti del giudice tutelare è ammesso reclamo alla Corte d'appello; contro il decreto della Corte d'appello, pronunciato in sede di reclamo, può essere proposto ricorso per Cassazione.



Fac-simile di ricorso:



AL  GIUDICE   TUTELARE



DEL TRIBUNALE DI _________



                              



Il/La sottoscritto/a ______________________________  nato/a a ___________________ il _____________ residente in ________________________ CAP ________ via e n. __________________________________



tel/cell ___________________________  e-mail _____________________________________



nella sua qualità di [1] ________________________________________ del/lla signor/a [2] _________________________________



CHIEDE



che venga nominato un amministratore di sostegno per il beneficiario/a



sig./sig.ra _______________________________ nato/a a _______________________ il _______________



residente (o domiciliato) in _______________________________  CAP __________



via ______________________________ n. ___________________



con abituale dimora in ____________________ presso _______________________ CAP ______________



via ___________________________________ n. _________



 



A tal fine espone che:




  1. Il beneficiario/la beneficiaria si trova nella impossibilità parziale / totale / temporanea / permanente[3] di provvedere ai propri interessi.


  2. Infatti, come risulta dalla certificazione medica che si allega, il beneficiario è affetto dalle seguenti patologie/infermità:



     ....................................................................................................................................................




  1. La persona si trova conseguentemente nell’impossibilità  di provvedere in modo autonomo ai propri interessi, in quanto non in grado di compiere le più comuni ed elementari attività concernenti la vita quotidiana, prendersi cura della persona e della propria salute e ad attendere all’amministrazione e gestione dei propri beni.


  2. La situazione rende necessaria la nomina alla persona di un amministratore di sostegno per il compimento degli atti di ordinaria e di straordinaria amministrazione quali:


    1. Provvedere in nome e per conto del Beneficiario/a agli incombenti assistenziali, amministrativi e fiscali ad esso/a riferibili assistendolo/a nel compimento di tutti gli atti di ordinaria amministrazione, delle pensioni percepite,  della gestione ordinaria del Patrimonio, delle Rendite e delle Proprietà Immobiliari, come:


      • compiere tutte le operazioni di deposito e prelievo presso Istituti di Credito e/o Uffici Postali, su conti correnti e/o depositi intestati all'amministrato/a, disponendo per l’accredito mensile ed autorizzando pagamenti in via continuativa per le esigenze di cura e di assistenza.


      • autorizzare l’apertura di un Conto Corrente bancario o postale intestato unicamente al beneficiario/a, con rilascio di carta bancomat per le spese correnti e possibilità di operare via Home Banking per pagamenti, bonifici e controllo movimenti


      • promuovere ogni attività ed intervenire successivamente negli atti per il riconoscimento di indennità, assegni di sostentamento o emolumenti a qualsiasi titolo dovuti o riconosciuti e conseguentemente riscuotere ogni corrispettivo, indennità, frutto od interesse di spettanza del beneficiario/a, con versamento successivo nel libretto o nel conto corrente bancario/postale intestato al beneficiario/a


      • intrattenere, ove necessario, rapporti con le autorità tributarie, Enti Previdenziali ed Assistenziali o altri Enti pubblici e privati al fine di tutelare e salvaguardare gli interessi civili, amministrativi e fiscali del beneficiario/a,  ivi compreso la presentazione dell'eventuale dichiarazione dei redditi e il ritiro della corrispondenza a lui diretta








  1. Poter prestare a nome del beneficiario/a il consenso informato per esami medici, diagnostici, trattamenti sanitari o interventi chirurgici qualora, in quel momento, lo stesso sia nell’impossibilità di farlo autonomamente. 


  2. Poter definire la residenzialità più idonea per la tutela delle esigenze del beneficiario/a con gestione dei rapporti contrattuali relativi all’assunzione di un’assistente domiciliare (badante)


  3. Si indica che per i principali bisogni di assistenza e di cura del beneficiario/a, le spese mensili ammontano a circa  _______,00 €. e che le stesse sono/non sono sostenibili con le attuali rendite disponibili al beneficiario/a


  4. Si fa presente che, sentiti i Famigliari e/o Assistenti Sociali e/o Medici, il luogo ove li beneficiario/a dovrà risiedere sarà _______________________e saranno/non saranno incaricati soggetti terzi all’assistenza del beneficiario/a.




  1. E’ persona idonea e disponibile a ricoprire l’incarico di  A.d.S. il/la  signor/a     ________________________________



Oppure



Non sono informato circa nominativi di possibili A.d.S da indicare al Giudice Tutelare




  1. I parenti entro il quarto grado e gli affini entro il secondo grado del beneficiario, tuttora viventi e maggiorenni, sono:




  • Convivente



Cognome e nome _________________________________  



Luogo e data di nascita __________________



Domicilio ____________________________________________________                  consenso/notifica                   




  • Coniuge



Cognome e nome _________________________________  



Luogo e data di nascita __________________



Domicilio ____________________________________________________                  consenso/notifica                   




  • Genitori



Padre: Cognome e nome _________________________________  



Luogo e data di nascita __________________



Domicilio ____________________________________________________                  consenso/notifica



Madre: Cognome e nome _________________________________  



Luogo e data di nascita __________________



Domicilio ____________________________________________________                  consenso/notifica                   




  • Figli



Cognome e nome _________________________________  



Luogo e data di nascita __________________



Domicilio ____________________________________________________                  consenso/notifica     



Cognome e nome _________________________________ 



 Luogo e data di nascita __________________



Domicilio ____________________________________________________                  consenso/notifica  




  • Fratelli-sorelle                



Cognome e nome _________________________________  



Luogo e data di nascita __________________



Domicilio ____________________________________________________                  consenso/notifica   



Cognome e nome _________________________________  



Luogo e data di nascita __________________



Domicilio ____________________________________________________                  consenso/notifica                   




  • Altri parenti entro il quarto grado e affini entro il secondo grado



Cognome e nome _________________________________



Luogo e data di nascita __________________



Domicilio ____________________________________________________                  consenso/notifica



Cognome e nome _________________________________



Luogo e data di nascita __________________



Domicilio ____________________________________________________                  consenso/notifica



Cognome e nome _________________________________



Luogo e data di nascita __________________



Domicilio ____________________________________________________                  consenso/notifica



 




  1. Il/La beneficiario/a è titolare di pensioni e/o di indennità di accompagnamento mensili per complessivi € __________ e di altre rendite (a titolo di canoni o interessi o frutti) per € ___________


  2. Il beneficiario/a è proprietario / comproprietario / usufruttuario dei seguenti beni immobili[4]:   …………………………………………………………………………................ ..........................................................................................................................................



 



ALLEGA:




  • fotocopia del documento di identità del ricorrente e della persona beneficiaria;


  • certificato medico o copia di documentazione clinica aggiornata della persona beneficiaria (preferibilmente rilasciati da struttura medica pubblica o dal medico di base);


  • Stato di Famiglia in carta libera della persona beneficiaria per la quale si richiede la nomina dell’amministratore di sostegno;


  • estratto dell’atto di nascita della persona beneficiaria in carta libera (non autocertificabile)


  • comunicazione di pensioni dell’Ente Previdenziale (es. libretto di pensione INPS, mod. OBIS o altro documento ufficiale dell’Ente) e di altre eventuali rendite mensili della persona beneficiaria;


  • estratto aggiornato del conto corrente bancario o postale intestato/cointestato al beneficiario/a;


  • copia ultima dichiarazione dei redditi della persona beneficiaria;


  • documentazione catastale relativa agli immobili di cui il beneficiario è proprietario/comproprietario/usufruttuario o copia dei rogiti notarili di acquisto;


  • N° consensi depositati ________________


  • marca da € 27,00;



 



NB: Qualora il beneficiario non possa comparire all’udienza fissata per essere esaminato dal Giudice Tutelare, nemmeno se accompagnato con autoambulanza sulla quale si potrà recare il Giudice , occorre produrre certificato medico di INTRASPORTABILITA’ (rilasciato dalla struttura che ospita il beneficiario o da medico curante se il medesimo è domiciliato presso la propria abitazione).



In mancanza di tale documento, il beneficiario si dovrà presentare in udienza.



 



Luogo , il ..................................



 



                                                                                   Firma del ricorrente



                                                                 _______________________________________



 



1. – L’impugnazione del decreto di apertura dell’amministrazione di sostegno



L’art. 720-bis c.p.c., nel disciplinare il procedimento per la nomina dell’amministratore di sostegno, prevede – al comma 2 – che “contro il decreto del giudice tutelare è ammesso reclamo alla corte d’appello a norma dell’art. 739” e – al comma 3– che “contro il decreto della corte d’appello pronunciato ai sensi del secondo comma può essere proposto ricorso per cassazione”.



Viene così delineato un sistema di impugnazioni analogo a quello già vigente in tema di interdizione e inabilitazione.



Queste previsioni appaiono quanto mai opportune e sono pienamente giustificate anche sotto il profilo costituzionale, alla luce dell’art. 111 Cost. Vengono infatti assicurate le necessarie garanzie per tutte quelle ipotesi in cui il giudice tutelare, con il decreto che dispone l’amministrazione di sostegno, dà disposizioniche incidono sulla capacità di agire dell’interessato con effetti analoghi a quelli propri dell’interdizione e dell’inabilitazione.



Per ciò che concerne il reclamo, il rinvio all’art. 739 c.p.c. attiene alle forme del procedimento – in camera di consiglio – e al termine perentorio di dieci giorni per la proposizione del gravame.



Per il resto la disciplina dell’art. 739 (reclamabilità dei decreti del giudice tutelare avanti al tribunale e non ulteriore reclamabilità del decreto emesso in sede di reclamo) è sostituita da quella speciale di cui all’art. 720-bis c.p.c.



Sul punto anche la Corte di Cassazione haconfermato che l’art. 720-bis, comma 2, c.p.c. “prevede espressamente che il reclamo contro il decreto, con cui il giudice tutelare si pronuncia in ordine alla relativa istanza, sia proposto non dinnanzi al tribunale, bensì alla corte d’appello, disposizione che, pertanto, prevale, avendo carattere speciale, su quella generale risultante dagli art. 739 c.p.c. e 45 disp. att. c.c.”.



La legittimazione all’impugnazione (reclamo o ricorso per cassazione) va riconosciuta a tutti i soggetti che avrebbero avuto diritto di proporre la domanda (compreso quindi il beneficiario), anche se non hanno partecipato al giudizio.



Questo principio è stabilito per il procedimento di interdizione e inabilitazione dall’art. 718 c.p.c. ed è ribadito dall’art. 720 c.p.c. per il giudizio di revoca.



Per l’amministrazione di sostegno l’art. 720-bis, comma 1, c.p.c. richiama soltanto l’art. 720 e non anche l’art. 718. Nonostante ciò, pare opportuno ritenere – data l’identità di ratio – la piena applicabilità del principio, tanto al procedimento di apertura quanto a quello di revoca dell’amministrazione. Altrimenti si finirebbe con l’imporre a tutti i soggetti indicati nell’art. 406 c.c. l’onere di essere parti nel giudizio avanti al giudice tutelare, al solo scopo di non vedersi preclusa la legittimazione al reclamo.



Per tutti i legittimati – compresi quelli che non sono intervenuti come parti – il termine per la proposizione dell’impugnazione decorre dalla notificazione del decreto, nelle forme ordinarie, a tutti coloro che hanno partecipato al giudizio (incluso l’amministratore provvisorio eventualmente nominato): questa decorrenza è prevista dall’art. 719 c.p.c., dichiarato applicabile dal comma 1 dell’art. 720-bis c.p.c..



E’ idonea a far decorrere il termine soltanto la notificazione del decreto effettuata a istanza di una delle parti e non anche la notificazione eseguita a cura del cancelliere.



Quanto all’entità del termine per proporre ricorso per cassazione, non essendovi alcuna previsione al riguardo da parte dell’art. 720-bis, occorre fare riferimento alle disposizioni generali degli artt. 325, 326 e 327 c.p.c. Il termine è dunque di sessanta giorni se vi è stata notificazione a istanza di parte, altrimenti è di sei mesi dal deposito in cancelleria del provvedimento.



In considerazione del mancato richiamo dell’art. 741 c.p.c. e dell’immediata esecutività del decreto disposta dall’art. 405 c.c., deve escludersi che la proposizione del reclamo o la pendenza del termine per proporlo sospendano l’efficacia del provvedimento del giudice tutelare.



Il reclamo si configura come un mezzo di gravame con effetto devolutivo, che per sua natura consente al giudice dell’impugnazione un complessivo riesame, sia di legittimità che di merito, del provvedimento impugnato.



Pertanto, in mancanza di una specifica disciplina, il procedimento di reclamo si svolge secondo le regole dettate per quello di primo grado.



Si può dunque ritenere che la corte d’appello possa esercitare gli stessi poteri ufficiosi che l’art. 407 c.c. attribuisce al giudice tutelare. Nel caso in cui riformi il decreto di rigetto della domanda di amministrazione di sostegno, spetta allo stesso giudice del reclamo nominare l’amministratore.



Quanto ai rapporti tra la revoca dell’amministrazione di sostegno e l’impugnazione del decreto che la istituisce, si pongono questioni analoghe a quelle che sorgono in tema di interdizione e inabilitazione.



Può dirsi che l’istanza di revoca è inammissibile finché è pendente il giudizio di impugnazione o non è spirato il relativo termine.



Più discutibile è se i mutamenti nella situazione del beneficiario, intervenuti prima che sia decorso il termine per l’impugnazione, debbano necessariamente essere fatti valere con quest’ultima oppure possano anche essere oggetto di una successiva istanza di revoca.



Va infine osservato che la revoca dell’amministrazione di sostegno produce effetti ex nunc, ossia dalla pronuncia del relativo decreto, mentre alla riforma in appello o in cassazione del decreto istitutivo dell’amministrazione possono riconoscersi effetti ex tunc.



 



2. – L’impugnazione del decreto di designazione dell’amministratore di sostegno



 



Deve ritenersi reclamabile non solo il decreto chedispone l’amministrazione di sostegno, ma ogni altro decreto conclusivo del procedimento e, quindi, anche quello che dichiara irricevibile il ricorso (per nullità o incompetenza o difetto di legittimazione) ovvero lo rigetta nel merito.



E’ parimenti reclamabile il decreto che dispone la proroga, la revoca o la chiusura dell’amministrazione.



Non sono invece direttamente impugnabili, per mancanza del requisito della definitività, i decreti che dispongono – in via meramente interinale – provvedimenti urgenti o atti istruttori: la loro eventuale illegittimità o infondatezza si ripercuote sul provvedimento conclusivo e costituisce motivo di gravame avverso quest’ultimo.



Sono al contrario da considerarsi reclamabili, in quanto decidono definitivamente sul rispettivo oggetto, i decreti che vengano emessi dal giudice tutelare, dopo l’apertura dell’amministrazione di sostegno, nelle ipotesi di cui agli artt. 407 comma 4(modificazione o integrazione delle decisioni assunte con il decreto che dispone l’amministrazione), 410 comma 2 (inosservanza dei doveri dell’amministratore) e 411 comma 4 c.c. (estensione al beneficiario di effetti, limitazioni o decadenze previsti da disposizioni di legge per l’interdetto o l’inabilitato).



Una rilevante questione interpretativa è sorta in ordine ai limiti di impugnabilità del decreto didesignazione dell’amministratore di sostegno.



La questione riguarda non già il provvedimento che dispone l’apertura dell’amministrazione di sostegno (che pure l’art. 405 c.c. denomina “decreto di nomina dell’amministrazione di sostegno”), bensì il decreto che designa un determinato amministratore.



La giurisprudenza di legittimità ha escluso la ricorribilità per cassazione del provvedimento emesso in sede di reclamo avverso il provvedimento di designazione dell’amministratore, rilevando come esso sia distinto, logicamente e tecnicamente, da quello che dispone l’amministrazione.



La Corte di Cassazione ha osservato che, se è vero che l’art. 720-bis c.p.c. prevede espressamente il ricorso per cassazione contro i decreti con cui la corte d’appello giudica sui reclami avverso i provvedimenti del giudice tutelare in materia di amministrazione di sostegno, tuttavia ragioni di ordine sistematico“inducono a ritenere che tale norma sia riferibile soltanto ai decreti di indiscutibile carattere decisorio, quali quelli che dispongono l’apertura o la chiusura dell’amministrazione, essendo tali decreti per contenuto assimilabili alle sentenze che vengano emesse in materia d’interdizione ed inabilitazione ai sensi dei precedenti artt. 712 e segg., richiamati dal menzionato art. 720-bis c.c., comma 1”.



I giudici di legittimità hanno così differenziato il regime processuale del decreto con cui il giudice tutelare dispone l’amministrazione di sostegno da quello del decreto con cui a tale incarico viene nominato un determinato soggetto.



Più in generale la previsione dell’art. 720-bis c.c. è stata ritenuta non operante allorché si verte in tema di provvedimenti a carattere gestorio, come quelli che nominano o sospendono o rimuovono l’amministratore.



E’ stata anche richiamata la giurisprudenza formatasi in materia di tutela circa la ricorribilità del decreto con cui il tribunale provveda in sede di reclamo avverso il provvedimento del giudice tutelare di revoca di un tutore. Al riguardo si è costantemente ritenuto che, essendo la revoca del tutore adottata nell’ambito di un procedimento di volontaria giurisdizione, essa integrerebbe un provvedimento privo del carattere della decisorietà, avendo natura meramente ordinatoria e amministrativa ed essendo insuscettibile di passare in cosa giudicata in quanto sempre revocabile o modificabile per la sopravvenienza di nuovi elementi di valutazione.



 



3. – La competenza a decidere il reclamo avverso i decreti del giudice tutelare in materia di amministrazione di sostegno



 



Alla luce della limitazione individuata dalla Corte di Cassazione alla impugnabilità dei decreti in materia di amministrazione di sostegno, ci si chiede se essa riguardi soltanto il ricorso per cassazione ovvero investa anche la previsione del comma 2 dell’art. 720-bis c.p.c. che stabilisce la competenza della corte d’appello a decidere il reclamo.



Da una parte si può sostenere che tale disposizione si riferisca unicamente al decreto di cui all’art. 405 c.c. che definisce il procedimento sul ricorso ex artt. 404 e 407 c.c. Il legislatore avrebbe previsto una competenza eccezionale, in deroga ai normali criteri, soltanto per la particolare rilevanza del provvedimento che è destinato a incidere sulla capacità di agire e sui diritti fondamentali della persona.



Per i provvedimenti concernenti la normale gestione dell’amministrazione di sostegno e le autorizzazioni ai sensi degli artt. 411, 374 e 375 c.c. continuerebbe a operare l’ordinario criterio di competenza di cui all’art. 739 c.p.c., il quale individua il tribunale come organo chiamato a decidere sui reclami avverso i provvedimenti del giudice tutelare.



D’altra parte, valorizzando il tenore letterale della norma, si potrebbe affermare che l’art. 720-bis c.p.c.regola l’impugnazione di tutti i provvedimentirelativi all’amministrazione di sostegno (esclusi quelli urgenti o istruttori).



La giurisprudenza di merito è divisa.



La Corte di Cassazione ha evidenziato che la disposizione di cui all’art. 720-bis c.p.c., “avente carattere speciale, prevale su quella generale risultante dall’art. 739 c.p.c. e art. 45 disp. att. c.c., che attribuiscono al tribunale in composizione collegiale la competenza in ordine ai reclami proposti contro i provvedimenti del giudice tutelare. La ratio di tale disciplina va ravvisata nella particolare natura del decreto in esame, che, pur essendo adottato all’esito di un procedimento camerale (cfr. Cass., Sez. lav., 28 ottobre 2003, n. 16223; 22 giugno 2002, n. 9146; 28 novembre 2001, n. 15071), non è assimilabile a quelli con cui il giudice tutelare provvede in ordine al compimento degli atti di amministrazione o di disposizione dei beni di soggetti incapaci, ma alle sentenze con cui viene dichiarata l’interdizione o l’inabilitazione; esso, infatti, in quanto attinente ad una controversia avente ad oggetto diritti soggettivi ostatus della persona, ha carattere decisorio ed è destinato ad acquistare efficacia di giudicato, sia pure rebus sic stantibus, essendo revocabile e modificabile solo nel caso in cui vengano meno i relativi presupposti o si modifichi la situazione di fatto posta a fondamento della decisione”. La Corte ha aggiunto che “il richiamo dell’art. 739 contenuto nell’art. 720-bis, comma 2, va correttamente riferito alla disciplina del procedimento dinanzi alla corte d’appello, che si svolge nelle forme e con l’osservanza dei termini previsti per il reclamo avverso i provvedimenti in camera di consiglio: l’impossibilità di estendere alprocedimento per la nomina dell’amministratore di sostegno l’intera disciplina dettata per l’impugnazione di tali provvedimenti trova d’altronde conferma nell’art. 739, u.c., il quale esclude l’ulteriore impugnabilità dei decreti pronunciati dal tribunale o dalla corte d’appello in sede di reclamo, salvo il caso in cui la legge disponga diversamente”.



Nell’ambito della stessa linea interpretativa si colloca anche un’altra pronuncia della Corte di Cassazione, la quale si segnala peraltro per la particolarità della fattispecie.



Era stato proposto reclamo alla corte d’appello avverso il decreto del giudice tutelare di nomina di un nuovo amministratore di sostegno in sostituzione del precedente. 



La corte d’appello aveva dichiarato inammissibile il reclamo, affermando che il decreto impugnato – essendo un provvedimento di volontaria giurisdizione emesso dal giudice monocratico – non era suscettibile di impugnazione ai sensi dell’art. 720-bis c.p.c., ma era soggetto a reclamo dinanzi al tribunale in composizione collegiale. Tale statuizione veniva impugnata in cassazione.



I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile il ricorso, rilevando che la pronuncia sull’inosservanza delle norme che regolano il processo ha necessariamente la medesima natura dell’atto giurisdizionale cui il processo stesso è preordinato e non può avere autonoma valenza di provvedimento decisorio, se di tale carattere l’atto giurisdizionale sia privo. Pertanto, quando il ricorrente lamenti la lesione di situazioni con rilievo esclusivamente processuale, la problematica processuale è strumentale ed è idonea a costituire oggetto di dibattito soltanto nella sede, e nei limiti, in cui sia aperta o possa essere riaperta la discussione nel merito.



Quando il provvedimento giurisdizionale sul rapporto sostanziale è privo di decisorietà, la declaratoria di improponibilità del gravame, pur integrando un pregiudizio definitivo, non assume autonoma valenza di provvedimento decisorio.



La Corte ha così ribadito che la rimozione o sostituzione da parte del giudice tutelare di un amministratore di sostegno integra un provvedimento di carattere meramente ordinatorio e amministrativo, emanato in applicazione dell’art. 384 c.c. (richiamato dall’art. 411, comma 1, c.c.), mentre la facoltà di ricorso prevista dall’art. 720-bis c.p.c. va limitata ai decreti di carattere decisorio, come quelli che dispongono l’apertura e la chiusura dell’amministrazione.



 



4 – L’impugnabilità delle autorizzazioni del giudice tutelare



 



Le considerazioni sin qui svolte trovano applicazione, in particolare, per ciò che riguarda le autorizzazioni che il giudice tutelare è chiamato a dare durante il corso dell’amministrazione di sostegno.



Al riguardo va osservato come l’attività del giudice tutelare si esplichi attraverso una variegata tipologia di atti, i quali si diversificano in relazione al loro maggiore o minore contenuto autoritativo.



In primo luogo vengono in considerazione i provvedimenti veri e propri, che da soli sono idonei a costituire, modificare o estinguere posizioni giuridiche. Si pensi al decreto di nomina dell’amministratore di sostegno oppure ai decreti con cui lo stesso viene esonerato o rimosso.



Si tratta di provvedimenti di volontaria giurisdizione, aventi la forma di decreto motivato, come tali inidonei ad acquistare efficacia di giudicato – né in senso formale, né in senso sostanziale – e sempre revocabili o modificabili dallo stesso giudice che li ha pronunciati.



Una seconda categoria di atti è costituita dalle autorizzazioni.



Queste non producono da sole effetti giuridici sostanziali, ma concorrono a produrli insieme alla volontà di altri soggetti, quali l’amministratore e il beneficiario nell’amministrazione di sostegno. Si pensi alle ipotesi previste dagli artt. 374 e seguenti, come richiamati dall’art. 411 c.c.



In ordine alle autorizzazioni è consolidata l’opinione secondo cui esse – pur essendo rese in forme giurisdizionali – non presentano i caratteri di una vera e propria decisione giurisdizionale, bensì hanno natura di provvedimento amministrativo.



Vi sono poi gli atti di gestione, quali l’approvazione del rendiconto (artt. 380 e 386, come richiamati dall’art. 411 c.c.). Mentre la mancanza dell’autorizzazione incide direttamente sulla sussistenza e sull’efficacia dei negozi e degli atti che ne costituiscono l’oggetto, il non ottenimento dell’approvazione produce soltanto sanzioni – quali la rimozione o il risarcimento dei danni – a carico di chi ha posto in essere le attività di gestione non approvate.



Un’ulteriore tipologia è infine costituita dagli atti di mera vigilanza. Con essi il giudice tutelare si limita a controllare, nell’interesse della persona bisognosa di protezione, il corretto operato di un altro soggetto e la sua conformità alle regole che lo disciplinano, senza peraltro disporre di un potere modificativo o direttamente sanzionatorio. Anche gli atti di vigilanza hanno natura non propriamente giurisdizionale, ma essenzialmente amministrativa.



Per ciò che riguarda l’impugnabilità delle autorizzazioni del giudice tutelare, facendo applicazione dell’orientamento interpretativo della giurisprudenza di legittimità, si deve escludere la ricorribilità per cassazione, dal momento che la previsione di cui all’art. 720-bis c.c. non opera con riguardo ai provvedimenti a carattere gestorio, ma solo con riguardo a quelli aventi contenuto decisorio.



Esse sono, dunque, soltanto reclamabili.



Quanto alla competenza a decidere il reclamo, si rinvia a quanto esposto nel paragrafo precedente.



5 – Il regime degli atti: le ipotesi di invalidità più ricorrenti



Il comma 2 dell’art. 412 c.c. prevede l’annullabilità degli atti “compiuti personalmente dal beneficiario in violazione delle disposizioni di legge o di quelle contenute nel decreto che istituisce l’amministrazione di sostegno”.



Viene così in considerazione l’ipotesi del compimento, senza intervento dell’amministratore, di uno degli atti per i quali il giudice tutelare abbia previsto l’incapacità o la semincapacità del beneficiario. Legittimati all’azione di annullamento sono in questo caso l’amministratore, il beneficiario ovvero i suoi eredi o aventi causa.



Un’altra ipotesi di annullabilità, contemplata dal comma 1 del medesimo art. 412, ricorre quando sia stato l’amministratore a porre in essere atti in violazione di disposizioni di legge oppure in eccesso rispetto all’oggetto dell’incarico o ai poteri conferitigli dal giudice.



In questa previsione rientrano anche i casi nei quali l’amministratore abbia agito violando il dovere – impostogli dall’art. 410, comma 1 c.c. – di tenere conto dei bisogni e delle aspirazioni del beneficiario ovvero trovandosi in conflitto di interessi col medesimo o ancora esorbitando dall’ambito degli atti per i quali nel decreto di nomina gli è stato attribuito potere di intervento. Legittimati ad agire per l’annullamento sono – oltre al beneficiario, ai suoi eredi o aventi causa – anche il pubblico ministero e lo stesso amministratore.



In proposito non appare convincente limitare il novero degli atti “compiuti dall’amministratore di sostegno in violazione di legge” alle sole violazioni delle regole procedimentali previste per le autorizzazioni che devono essere richieste dall’amministratore al pari del tutore (ossia degli artt. 374, 375 e 376 c.c., come richiamati dall’art. 411 c.c.).Con una siffatta interpretazione restrittiva, infatti, l’art. 412, comma 1, c.c. rimarrebbe privo di portata normativa autonoma rispetto a quanto già previsto dall’art. 377 c.c. e si limiterebbe a estendere al pubblico ministero la legittimazione all’azione di annullamento.



Quanto poi agli atti che l’amministratore di sostegno ponga in essere non soltanto in eccesso rispetto all’oggetto dell’incarico o ai poteri conferitigli dal giudice tutelare, ma addirittura in assenza di poteri o relativamente a un oggetto non previsto dall’incarico, per essi non deve parlarsi soltanto di annullabilità, ma di totale inefficacia dell’atto. Si pensialla vendita di un bene del beneficiario da parte di un amministratore cui non sia stato attribuito – né nel decreto di nomina, né in successivi provvedimenti –alcun potere in materia di alienazione.



Oltre alle previsioni di portata generale di cui all’art. 412 c.c., il comma 1 dell’art. 411 c.c.stabilisce l’applicabilità all’amministrazione di sostegno, “in quanto compatibili”, di alcune specifiche disposizioni dettate dal codice civile in materia di tutela dei minori.



Tra le norme richiamate rilevano in tema di annullabilità degli atti quelle che prescrivono la necessaria autorizzazione del giudice tutelare (art. 374) ovvero del tribunale (artt. 375 e 376) per il compimento da parte del tutore degli atti eccedenti l’ordinaria amministrazione ivi elencati, con l’espressa previsione dell’annullabilità degli stessi se compiuti senza la prescritta autorizzazione o in modo difforme da essa (art. 377).



L’art. 411 c.c. precisa che, nel caso di amministratore di sostegno, il provvedimento autorizzativo è emesso sempre – anche per gli atti menzionati negli artt. 375 e 376 c.c. – dal giudice tutelare. Quanto alla legittimazione all’azione di annullamento, essa va riconosciuta non solo all’amministratore, al beneficiario, ai suoi eredi o aventi causa, ma anche al pubblico ministero. Infatti, benché quest’ultimo non sia indicato nell’art. 377 c.c., la sua legittimazione risulta dalla previsione generale dell’art. 412, comma 1, che appunto contempla tutte le “violazioni di legge”.



Ovviamente l’autorizzazione è necessaria solo per quegli atti, elencati negli artt. 374, 375 e 376 c.c., che siano stati previsti nel decreto istitutivo dell’amministrazione come atti che devono essere compiuti dall’amministratore o con la sua assistenza. Altrimenti vale il principio, stabilito dall’art. 409 c.c., della generale e incondizionata capacità di agire del beneficiario.



L’art. 411 c.c. stabilisce l’applicabilità all’amministratore di sostegno anche dell’art. 378 c.c., relativo all’annullabilità degli atti con cui il tutore (o il protutore) si renda acquirente o locatario di beni del tutelato ovvero cessionario di crediti nei suoi confronti. Per queste ipotesi – in considerazione dell’evidente conflitto di interessi – è esclusa la legittimazione all’azione di annullamento del tutore o protutore (e quindi dell’amministratore di sostegno) che abbia compiuto l’atto.



L’art. 411 c.c. dichiara altresì applicabili gli artt. 596, 599 e 779 c.c., i quali sanciscono la nullità delle disposizioni testamentarie e delle donazioni effettuate – anche sotto nome d’interposta persona – dal tutelato in favore del tutore o del protutore, a meno che sia stato approvato il conto finale o sia estinta l’azione per il rendimento del conto medesimo.



L’art. 411, comma 3, prevede peraltro che “sono in ogni caso valide” le disposizioni testamentarie e le convenzioni in favore dell’amministratore di sostegno che sia parente entro il quarto grado del beneficiario, ovvero coniuge o persona stabilmente convivente. Si tratta di una norma analoga a quella contenuta nell’art. 596 c.c., il quale consente le disposizioni testamentarie in favore del tutore o del protutore che sia “ascendente, discendente, fratello, sorella o coniuge del testatore”.



Si deve ritenere che i divieti di cui agli artt. 378, 596, 599 e 779 c.c. siano comunque operanti, indipendentemente da una menzione dei medesimi nel decreto di apertura dell’amministrazione di sostegno. Si tratta, infatti, di ipotesi non già di incapacità del beneficiario a disporre, bensì di incapacità dell’amministratore a ricevere le disposizioni patrimoniali, con la conseguenza che non è applicabile il principio di cui al comma 1 dell’art. 409 c.c. (della generale capacità di agire del beneficiario per tutti gli atti non espressamente indicati nel decreto di nomina dell’amministratore).



Per quanto poi riguarda l’art. 692 c.c., relativo al c.d. “fedecommesso assistenziale”, esso non pare utilizzabile nel caso dell’amministratore di sostegno.



La norma fa specifico ed esclusivo riferimento all’interdetto (anziché all’incapace legale) e ha carattere eccezionale rispetto al principio del divieto assoluto di sostituzione fedecommissaria, ossia di duplice disposizione testamentaria della stessa cosa a favore di due persone diverse, chiamate a succedere successivamente, con l’obbligo per il primo chiamato di conservare e restituire alla sua morte la cosa al secondo chiamato.



In assenza di un richiamo da parte delle norme che regolano l’amministrazione di sostegno, la natura eccezionale dell’art. 692 ne impedisce un’applicazione analogica. Del resto la disciplina in esso contenuta è strettamente correlata alla generale privazione della capacità di agire che caratterizza l’interdizione, tant’è vero che la sostituzione fedecommissaria rimane priva di effetto in caso di revoca dell’interdizione.



Infine l’ultimo comma dell’art. 411 c.c. contiene una disposizione di chiusura di ampia portata, prevedendo che il giudice tutelare – nel provvedimento di nomina dell’amministratore o con successivo decreto motivato – può stabilire che “determinati effetti, limitazioni o decadenze” previsti da disposizioni di legge per l’interdetto o l’inabilitato si estendano al beneficiario dell’amministrazione di sostegno.



Pertanto, oltre alle norme espressamente richiamate dall’art. 411 c.c. e di cui si è detto, il giudice può rendere applicabili ulteriori norme di protezione. Viene quindi lasciata un’ampia possibilità di intervento giudiziale, in relazione alle specifiche caratteristiche della concreta fattispecie.



Nell’esercizio di questo potere, a seguito di apposito ricorso, il giudice deve perseguire la protezione del beneficiario, tenendo conto dell’interesse tutelato dalle norme che dichiara applicabili.



Le esigenze di certezza nei rapporti giuridici inducono tuttavia a ritenere che il provvedimento in discorso possa essere emesso solo con riferimento a categorie di atti ancora da compiere e non incida invece sul regime di atti già compiuti.



6 – L’annullamento degli atti



Il termine di prescrizione delle azioni di annullamento in materia di amministrazione di sostegno è di cinque anni. Il comma 3 dell’art. 412 c.c. prevede che esso decorra dal momento di cessazione dello stato di sottoposizione all’amministrazione stessa.



Questa disposizione è ispirata al massimo favore per il beneficiario e corrisponde a quanto previsto dall’art. 1442, comma 2, c.c. con riferimento alla cessazione dello stato di interdizione o di inabilitazione.



Tenendo conto delle ragioni ispiratrici della norma, si deve ritenere che il termine di prescrizione non decorra quando l’amministrazione di sostegno cessa non già perché siano venute meno le ragioni di protezione, bensì perché si rende necessaria una misura più intensa e si fa quindi luogo all’interdizione o all’inabilitazione.



L’eccezione di annullabilità è invece imprescrittibile, in applicazione del principio generale stabilito dal comma 4 dell’art. 1442 c.c.



Deve parimenti ammettersi anche nel caso dell’amministrazione di sostegno la convalida del negozio annullabile, nei limiti in cui essa è considerata ammissibile per il contratto concluso dall’incapace. Ai sensi dell’art. 1444 c.c., essa deve promanare dal contraente al quale spetta l’azione di annullamento e richiede la sussistenza dei presupposti e delle autorizzazioni prescritte per il valido compimento dell’atto.



A differenza di quanto accade nel caso dell’incapacità naturale, l’annullamento per incapacità legale di un contraente (per interdizione, inabilitazione ovvero sottoposizione ad amministrazione di sostegno) produce i suoi effetti anche in pregiudizio dei diritti acquistati dai terzi, ancorché a titolo oneroso e in buona fede, in forza di quanto previsto dall’art. 1445 c.c.



Ciò si giustifica in considerazione della possibilità per il terzo di venire a conoscenza dello stato di incapacità legale grazie alle apposite annotazioni nei registri dello stato civile e in quelli tenuti presso l’ufficio del giudice tutelare.



Peraltro la regola della generalizzata opponibilità dell’annullamento derivante da incapacità legale non opera nell’ipotesi di beni mobili di cui il terzo abbia acquistato in buona fede il possesso (art. 1153 c.c.), nonché nel caso di beni immobili o mobili registrati qualora la domanda di annullamento sia trascritta dopo cinque anni (ovvero tre per i mobili registrati) dalla data di trascrizione dell’atto impugnato e il terzo di buona fede abbia acquistato il proprio diritto in base a un atto trascritto o iscritto anteriormente alla trascrizione della domanda stessa (artt. 2652 n. 6 e 2690 n. 3 c.c.).



Da ultimo vanno menzionate le possibili interferenze tra il giudizio di annullamento dell’atto posto in essere dall’incapace legale e il corso del giudizio applicativo della misura di protezione.



Se, a seguito di impugnazione, il provvedimento che ha dichiarato l’interdizione o l’inabilitazione ovvero il decreto istitutivo dell’amministrazione di sostegno viene riformato, questa pronuncia fa venire meno anche il presupposto dell’annullamento dell’atto per incapacità legale. Va infatti ricordato che – a differenza della revoca della misura (la quale produce effetti ex nunc) – la riforma della sentenza o del decreto istitutivo fa venire meno con effetti ex tunc le limitazioni alla capacità del beneficiario. Gli atti medio tempore compiuti dall’interessato si presumono così validi, salva la dimostrazione di un’incapacità naturale ai sensi dell’art. 428 c.c.



DOVERI E RESPONSABILITA’



Quali sono i doveri dell’amministratore di sostegno? Art. 410 c.c.: “ Nello svolgimento dei suoi compiti l’amministratore di sostegno deve tener conto dei bisogni e delle aspirazioni del beneficiario. L’amministratore di sostegno deve tempestivamente informare il beneficiario circa gli atti da compiere nonché il giudice tutelare in caso di dissenso con il beneficiario stesso. In caso di contrasto, di scelte o di atti dannosi ovvero di negligenza nel perseguire l’interesse o nel soddisfare i bisogni o le richieste del beneficiario, questi, il pubblico ministero o gli altri soggetti di cui all’art. 406 possono ricorrere al giudice tutelare, che adotta con decreto motivato gli opportuni provvedimenti. L’amministratore di sostegno non è tenuto a continuare nello svolgimento dei suoi compiti oltre dieci anni, ad eccezione dei casi in cui tale incarico è rivestito dal coniuge, dalla persona stabilmente convivente, dagli ascendenti o dai discendenti”. Pertanto: - l’amministratore di sostegno deve rispettare le aspirazioni e i bisogni del beneficiario; - l’amministratore di sostegno deve sempre informare il beneficiario circa gli atti da compiere - l’amministratore di sostegno deve sempre informare il giudice tutelare in caso di dissenso con il beneficiario stesso - l’amministratore di sostegno è tenuto a continuare nello svolgimento dei suoi compiti per almeno dieci anni (se l’amministratore di sostegno è coniuge, convivente, ascendente o discendente del beneficiario anche oltre i dieci anni) - l’amministratore di sostegno è tenuto periodicamente (ad. Es. annualmente, semestralmente in base alla cadenza temporale stabilita dal Giudice Tutelare) alla presentazione al Giudice Tutelare di una relazione relativa all’attività svolta e alle condizioni di vita personale e sociale del beneficiario - l’amministratore di sostegno deve al momento dell’assunzione dell’incarico prestare giuramento di fedeltà e diligenza allo svolgimento dell’incarico - l’amministratore di sostegno non è tenuto alla redazione dell’inventario dei beni del beneficiario, ma ci sono Giudici Tutelari che, invece, ne richiedono, comunque, la compilazione.



L'esame della responsabilità dell'Amministratore di Sostegno non può prescindere dall'individuarne preliminarmente i compiti/poteri ed i relativi doveri. I compiti/poteri dell'Amministratore di Sostegno sono stabiliti nel decreto di nomina del giudice tutelare, nonché nei successivi provvedimenti del giudice che intervengono - secondo le esigenze della persona - a ridisegnare ed aggiornare il raggio della misura di protezione. I compiti/poteri dell'Amministratore di Sostegno possono essere di assistenza e/o di rappresentanza. Più nel dettaglio, l'Amministratore di Sostegno assiste il beneficiario in tutti quegli atti in cui, secondo quanto indicato nel decreto di nomina, deve limitarsi ad affiancare il beneficiario, senza sostituirlo nel compimento dell'atto (necessario presupposto è che la disabilità del beneficiario non sia così invalidante sul piano di una cosciente manifestazione di volontà, ma tale da rendere opportuno e necessario il sostegno della sua volontà con l'accompagnamento dell'Amministratore di Sostegno). Nel caso di poteri di rappresentanza, invece, l'Amministratore di Sostegno sostituirà il beneficiario, in quegli interventi specificamente indicati nel decreto di nomina. Il beneficiario non potrà quindi compiere l'operazione, poiché a provvedervi sarà necessariamente - e soltanto - l'Amministratore di Sostegno (necessario presupposto e che la disabilità del beneficiario sia tale da impedirgli di compiere in modo autonomo le azioni oggetto dell'intervento). Nello scopo dell'amministrazione di sostegno, la cura della persona e la gestione patrimonio devono intendersi collegate e complementari, in una visione d'insieme delle esigenze personali e patrimoniali del beneficiario, che meglio realizza i suoi concreti interessi. Tra i compiti che il Giudice tutelare può attribuire all'Amministratore di Sostegno con il decreto di nomina vi possono essere sia atti di natura personale che atti di natura patrimoniale. Gli atti di natura personale riguardano le scelte che si collegano alla tutela della salute fisica e psichica e alla cura generale dell'individuo (ad es. la manifestazione del consenso informato ai fini medici) o coinvolgono i rapporti familiari e personali del beneficiario. Gli atti di natura patrimoniale sono invece quelli che attengono al soddisfacimento e alla copertura di interessi di ordine reddituale-economico del beneficiario (ad es. il pagamento delle utenze domestiche, la riscossione dello stipendio o della pensione, la richiesta di indennità di accompagnamento). In sintesi L'Amministratore di Sostegno deve: - prestare giuramento: presupposto essenziale per l'assunzione dell'incarico - redigere l'inventario dei beni quando il giudice lo richiede, - informare il beneficiario circa gli atti da compiere, e il giudice in caso di dissenso con il beneficiario, - farsi portavoce di ogni istanza nell'interesse del beneficiario, promuovendo l'intervento del giudice tutelare per la rimodulazione della misura di protezione, - amministrare il patrimonio con la diligenza del buon padre di famiglia e relazionare periodicamente sull'attività svolta e sulle condizioni di vita personale e sociale del beneficiario, - chiedere al giudice tutelare le autorizzazioni preventive per atti straordinari (es: acquistare beni, riscuotere capitali, cancellare ipoteche, accettare eredità o rinunciarvi, accettare donazioni, promuovere giudizi, alienare beni ...) Atti di natura personale Il Giudice tutelare può attribuire all'Amministratore di Sostegno poteri di rappresentanza anche esclusiva per il compimento di atti che attengono strettamente alla persona. Finalità essenziale della misura di protezione è, in effetti, quella di consentire al soggetto debole il compimento di ogni atto della vita quotidiana - nel cui novero rientrano anche i momenti che toccano la sfera personale, come, per esempio, le scelte inerenti ai rapporti familiari. Al tempo stesso va assicurata la protezione e l' assistenza che occorrono per evitare che iniziative personali possano arrecare danno. Alcuni esempi di atti personali: il potere di rappresentanza riguardo alle scelte in materia di separazione personale del beneficiario; il potere di rilasciare il consenso informato per le cure sanitarie; il potere di decidere sul luogo dove deve vivere; il potere di formulare e sottoscrivere, in nome e nell'interesse del beneficiario, domanda di divorzio congiunto; il potere di rinunciare ad un'eredità. Atti di natura patrimoniale In generale, quando la persona non è in grado di gestire il denaro o è incline - a causa del suo stato di fragilità - a disperdere o a sperperare il proprio patrimonio, ponendo a repentaglio la propria sicurezza economica, il giudice tutelare può attribuire all'Amministratore di Sostegno poteri di rappresentanza esclusiva riguardo alla gestione del patrimonio, cui corrisponderà la limitazione della capacità di agire del beneficiario. Rientrano in tali compiti il pagamento delle utenze domestiche, la riscossione dello stipendio o della pensione ed in generale la gestione del patrimonio e la copertura delle spese relative al beneficiario.



 



2. EFFETTI DELL’AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO Poiché lo scopo della misura di sostegno è quello di preservare, per quanto possibile, la capacità di agire della persona fragile, vi sono atti che il beneficiario continua a poter compiere in modo autonomo da solo "in ogni caso" (art. 409 c.c.), e cioè indipendentemente dalle eventuali indicazioni del decreto; si tratta degli atti necessari a soddisfare le esigenze della propria vita quotidiana, atti anche minimi, operazioni semplici, che chiunque è in grado, normalmente, di svolgere da solo, può continuare a compiere. Gli atti che non sono quindi riservati alla gestione esclusiva dell'amministratore, rimarranno - tutti quanti - nella sfera di titolarità del beneficiario che continuerà a poterli compiere conservando per essi una piena capacità di agire. A differenza dell'interdetto il beneficiario dell'amministrazione di sostegno conserva intatta la propria capacità in ordine agli "atti personalissimi" dovendosi intendere - con tale espressione - le decisioni che coinvolgono gli "aspetti più intimi" della persona, compresi i sentimenti, le scelte religiose e morali, i momenti domestici. Qualche esempio: il matrimonio, le convenzioni matrimoniali, gli atti riguardanti la filiazione come il riconoscimento di un figlio naturale, o il disconoscimento del figlio legittimo, gli atti dispositivi dei propri beni come donazione, testamento, le scelte connesse alla separazione personale e al divorzio. In questo, la condizione del beneficiario di amministrazione di sostegno si differenzia rispetto a quella dell'interdetto e dell'inabilitato e in ciò trova anche un limite la responsabilità dell'Amministratore di Sostegno, che non risponde degli atti che il beneficiario continua a poter compiere autonomamente. Cosa accade nel caso di atti compiuti dal beneficiario o dall’amministratore di sostegno in violazione delle previsioni del decreto di nomina emesso dal giudice tutelare? Art. 412 c.c.: “Gli atti compiuti dall’amministratore di sostegno in violazione di disposizioni di legge, od in eccesso rispetto all’oggetto dell’incarico o ai poteri conferitigli dal giudice, possono



essere annullati su istanza dell’amministratore di sostegno, del pubblico ministero, del beneficiario o dei suoi eredi ed aventi causa. Possono parimenti essere annullati su istanza dell'amministratore di sostegno, del benficiario, o dei suoi eredi ed aventi causa, gli atti compiuti personalmente dal beneficiario in violazione delle disposizioni di legge o di quelle contenute nel decreto che istituisce l'amministrazione di sostegno. Le azioni relative si prescrivono nel termine di cinque anni. Il termine decorre dal momento in cui è cessato lo stato di sottoposizione all'amministrazione di sostegno”. Pertanto:  amministratore di sostegno, pubblico ministero, beneficiario, eredi del beneficiario, aventi- causa del beneficiario possono, entro cinque anni dalla cessazione dell'amministrazione di sostegno, chiedere l'annullamento degli atti compiuti dall'amministratore di sostegno in violazione di norme di legge o in eccesso (quindi oltre, al di là) dei poteri conferiti dal giudice tutelare.  Amministratore di sostegno, beneficiario, eredi del benficiario, aventi causa del benficiario- possono, entro cinque anni dalla cessazione dell'amministrazione di sostegno, chiedere l'annullamneto degli atti compiuti personalmente dal beneficiario in violazione delle disposizioni di legge o delle previsioni contenute nel decreto di nomina. Responsabilità nei confronti del beneficiario La responsabilità dell'Amministratore di Sostegno ha natura "contrattuale" in quanto i doveri riguardano un rapporto obbligatorio, che intercorre con il beneficiario in conseguenza della nomina del giudice tutelare. Il canone generale e la modalità con cui l'Amministratore di Sostegno deve eseguire i propri compiti è la diligenza del buon padre di famiglia cioè la cura, l'attenzione e la perizia che può richiedersi ad un uomo medio. La responsabilità dell'Amministratore di Sostegno è limitata agli atti e ai compiti delegati dal giudice tutelare, nei limiti individuati quindi dal decreto di nomina. Ad esempio, l'Amministratore di Sostegno deve occuparsi della cura della persona solo se è previsto nel decreto di nomina e nei limiti previsti dal provvedimento e non può comprimere la volontà del beneficiario, salvo i casi di urgenza. Se l'Amministratore di Sostegno compie, nell'adempimento della sua attività, atti dannosi, negligenti oppure in eccesso rispetto all'oggetto dell'incarico o ai poteri conferiti dal Giudice Tutelare o in contrasto con gli interessi del beneficiario, potrà essere ritenuto responsabile e chiamato a rispondere dei danni che siano, eventualmente, derivati al beneficiario. Analogamente a quanto previsto per il tutore (art. 382 c.c.), l'Amministratore di Sostegno potrà quindi essere chiamato a rispondere dei danni che siano derivati al beneficiario per effetto di una grave e negligente violazione dei propri doveri. L'Amministratore di Sostegno risponde sia civilmente per omissioni o cattiva gestione nei confronti del beneficiario, che penalmente qualora i suoi comportamenti abbiano anche rilievo penale. Responsabilità in violazione delle disposizioni del Giudice Per individuare le responsabilità dell'Amministratore di Sostegno è necessario partire dai compiti di assistenza o di rappresentanza che gli sono attribuiti col decreto di nomina. L'atto posto in essere in eccesso di potere sarà annullabile su istanza dell'Amministratore di Sostegno stesso se si accorge a posteriori di aver posto in essere un atto non autorizzato, su istanza dell'Amministratore di Sostegno che gli subentra se ravvisa nell'attività precedente atti posti in essere in eccesso, su istanza del pubblico ministero, del beneficiario o dei suoi eredi ed aventi causa. L'atto posto in essere in assoluta carenza di potere sarà totalmente privo di efficacia. L'atto posto in essere in violazione del decreto è annullabile. Potrebbe determinare l'annullabilità dell'atto anche un conflitto di interessi con il beneficiario. Responsabilità in violazione di disposizioni di legge L'autorizzazione dell'atto da compiere deve necessariamente precedere l'atto, non è ammessa né una autorizzazione tardiva né un avvallo o un'autorizzazione successiva. Nel caso di difformità sostanziale dell'atto rispetto a quanto autorizzato con il decreto, sarà la rilevanza della difformità nei caratteri essenziali dell'atto (es: autorizzato a stipulare contratto di locazione,lo concede in comodato d'uso oppure lo vende). Il mancato rispetto del regime delle autorizzazioni comporta la annullabilità dell'atto. 3. LE CONSEGUENZE La rimozione e la sostituzione dell'Amministratore di Sostegno e la convocazione da parte del Giudice Tutelare Il giudice tutelare può rimuovere dall'incarico l'Amministratore di Sostegno che si dimostra inadeguato, negligente, che abusa dei poteri che gli sono stati conferiti, che viola le disposizioni di legge, e può sostituirlo nominando un altro soggetto (art. 384 c.c.). Tra i compiti dei soggetti legittimati a ricorrere al Giudice Tutelare (coniuge, persona stabilmente convivente, parenti entro il quarto grado, affini entro il secondo grado, tutore o curatore, pubblico ministero, responsabili dei servizi sanitari e sociali direttamente impegnati nella cura e assistenza della persona) vi è la segnalazione di eventuali problematiche di condotta dell'Amministratore e la legittimazione a presentare istanza di sostituzione dell'Amministratore quando ne ricorrono i presupposti (ad es.: contrasti con il beneficiario, scelte dannose, negligenza nel perseguire gli interessi o soddisfare i bisogni del beneficiario, etc...) L'Amministratore originario potrà essere sostituito anche nell'ipotesi in cui abbia consentito che le proprie mansioni venissero - di fatto - svolte da terzi, in spregio al decreto di nomina. Il giudice tutelare può inoltre convocare in qualunque momento l'Amministratore di Sostegno allo scopo di chiedere informazioni, chiarimenti, notizie sulla gestione e dare istruzioni inerenti agli interessi morali e patrimoniali del beneficiario. Il risarcimento del danno nei confronti del beneficiario Se l'Amministratore di Sostegno non adempie ai propri obblighi aventi ad oggetto la gestione del patrimonio del beneficiario con la diligenza del buon padre di famiglia, può essere ritenuto responsabile nei confronti di quest'ultimo (artt. 411 e 382 c.c.). L'Amministratore svolge i suoi compiti in adempimento di un obbligo che deriva da fonte legale (il decreto) ed è un compito gratuito. Secondo opinioni ampiamente condivise e consolidate, gli adempimenti svolti a titolo gratuito comportano un'attenuazione della responsabilità in forza di un principio generale, operante nel nostro ordinamento, che trova conferma in numerose disposizioni. Inoltre si dovrà considerare la presenza del controllo del giudice tutelare nello svolgimento dell'incarico dell'Amministratore di Sostegno. L'attenuazione di responsabilità può incidere sia sul criterio di imputazione dell'Amministratore di Sostegno (il dolo e la colpa grave, anziché la colpa lieve) o sulla quantificazione del danno da risarcire.



La meritevolezza dell'attività svolta dall'Amministratore di Sostegno, l'ampiezza dell'intervento del giudice tutelare e la parziale capacità di agire conservata dal beneficiario, mitigano la determinazione del risarcimento.



La responsabilità verso i terzi



Premesso che bisognerà valutare il singolo caso con riferimento alle condizioni del beneficiario e al profilo quantitativo e qualitativo dell'assistenza o della rappresentanza conferita con il decreto all'Amministratore di sostegno, per quanto riguarda la responsabilità dell'Amministratore di Sostegno nei rapporti con i terzi si pone in evidenza l'art. 2043 c.c. secondo il quale qualunque fatto doloso o colposo che causa ad altri un danno ingiusto obbliga il responsabile del fatto a risarcire il danno. Da ciò deriva che l'Amministratore di Sostegno risponde dei danni arrecati a terzi per gli atti compiuti e per le obbligazioni assunte in nome e per conto del beneficiario senza le prescritte autorizzazioni del giudice tutelare. Per quanto concerne invece i danni causati direttamente ai terzi dal beneficiario, occorre chiedersi se l'Amministratore di Sostegno possa essere chiamato a risponderne. L'art. 2047 c.c. prevede la responsabilità per il danno cagionato da persona incapace e presuppone che il soggetto non sia capace di intendere e volere. L'amministrazione di sostegno, di regola, viene svolta in favore di un soggetto che conserva la capacità di agire per gli atti che non sono stati limitati con il decreto e che non richiedono la rappresentanza esclusiva o l'assistenza necessaria dell'Amministratore di Sostegno (art. 409 c.c.). Tale norma non sembra pertanto applicabile all'amministrazione di sostegno. L'art. 2048 c.c. prevede la responsabilità del tutore per il danno cagionato da fatto illecito delle persone soggette a tutela e presuppone la coabitazione ed una colpa nella vigilanza. Nell'ambito della amministrazione di sostegno, la vigilanza non sempre può considerarsi un preciso dovere a carico dell'Amministratore di Sostegno e la convivenza con il beneficiario è in linea di principio assolutamente eventuale.



 Il beneficiario ha tendenzialmente, in linea con lo scopo dell'amministrazione di sostegno, una qualche autonomia, una certa libertà di movimento in considerazione della conservazione della sua capacità di agire (art. 409 c.c.): sarebbe pertanto incongruo applicare all'Amministratore di Sostegno quei doveri di vigilanza tali da ravvisare una responsabilità ai sensi dell'art. 2048 c.c. Il beneficiario resterà pertanto responsabile verso i terzi per i danni a loro causati da un fatto illecito da lui direttamente compiuto.



L'Amministratore di Sostegno non risponde in ogni caso dei fatti di rilievo penale posti in essere dal beneficiario.









[1]



                        [1]Specificare, rispetto alla persona per cui si chiede il sostegno, se il ricorrente è coniuge, figlio/a, padre, madre, nonno/a,   nipote, suocero/a, cognato/a, genero, nuora, convivente,  Responsabile del Servizio Sociale o Sanitario





[2]



                        [2]Scrivere il nome e il cognome della persona in favore della quale si chiede la nomina di amministratore





[3]



                        [3]Cancellare quelle della quattro condizioni che si pensa non corrispondano alla situazione della persona beneficiaria.





[4]





                        [4]               Indicare, se conosciuti, la collocazione e i dati catastali dell’immobile/degli immobili di cui il beneficiario è proprietario esclusivo o comproprietario. In quest’ultimo caso, indicare la quota di comproprietà. 




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