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  Articolo redatto da:
  Avv. Maria Saracino



Quando la prestazione di “facere” si aggiunge a quella di “dare”, si applicano le regole del contratto di appalto o di vendita?

24/06/2018 - Fuga il dubbio il Tribunale Civile di Milano, Sezione VII Civile, con la pronuncia in commento (sentenza n. 14206 del 29.12.16)


Nell’ambito di un'azione per risarcimento danni cagionati dal crollo di scaffalature in metallo recanti indicazioni di targa erronee, il giudice lombardo di primo grado inquadra preliminarmente il rapporto negoziale oggetto di causa, enunciando un principio di diritto che ritengo sia importante ribadire: “ai fini della differenziazione tra il contratto di appalto ed il contratto di vendita nel caso in cui alla prestazione di facere tipica del primo si associ la prestazione di dare, deve aversi riguardo alla prevalenza del lavoro e della materia secondo il criterio della volontà delle parti contraenti, al fine di accertare se la prestazione della materia costituisca un mezzo per la produzione dell'opera ed il lavoro sia lo scopo essenziale del contratto, oppure se il lavoro sia il mezzo per la trasformazione della materia e il conseguimento della cosa sia l'effettiva finalità del negozio”. Nella fattispecie, avendo avuto – la prestazione commissionata – ad oggetto la realizzazione, la fornitura, l'installazione ed il montaggio delle scaffalature crollate, il rapporto negoziale veniva inquadrato nel contratto di appalto. Il Tribunale di Milano, inoltre, in tema di prescrizione dell'azione di garanzia ex art. 1667 comma terzo c.c., chiarisce e ribadisce che in presenza di vizi occulti o non conoscibili, il termine decorre dalla scoperta degli stessi e non già dalla data della consegna.




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